1932 L’ELEFANTE E IL COLLE PERDUTO / 8 Aprile – 24 Maggio 2022 Mercati di Traiano di Roma. A cura di Sovrintendenza Capitolina (Claudio Parisi Presicce, Nicoletta Bernacchio, Isabella Damiani, Stefania Fogagnolo, Massimiliano Munzi), con la collaborazione dell’Archivio Luce. Il 7 Agosto, prima domenica del mese, apertura gratuita di Musei civici e siti archeologici di Roma. In copertina O. Ferretti, Demolizioni per l’apertura di via dell’Impero con i resti dell’elefante preistorico, olio su cartone (1932). Museo di Roma, MR 812 ©Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali – Museo di Roma. Resti fossili comprendenti parte del cranio e la difesa (zanna) sinistra dell’elefante antico – Elephas (Palaeoloxodon) Antiquus venuto in luce durante lo sbancamento della Velia. Musei Capitolini, Antiquarium, inv. AC 49015 ©Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali – Musei Capitolini. Foto Zeno Colantoni.

1932 L’ELEFANTE E IL COLLE PERDUTO – Frammenti di quattro affreschi della decorazione pittorica del criptoportico di una grande domus di epoca imperiale romana. Video Anteprima Stampa 7 Aprile 2022 ©GI

CARTELLA STAMPA 1932 L’ELEFANTE E IL COLLE PERDUTO


Pannello SEZIONE IV

I resti di elefante esposti sono certamente il reperto più famoso tra quelli venuti in luce in conseguenza dello sbancamento della Velia. Sepolti oltre 11 metri al di sotto dello strato geologico sommitale, il cranio e la difesa (zanna) sinistra facevano parte di un ricco giacimento paleontologico venuto in luce il 20 maggio 1932 in corrispondenza del punto di congiungimento tra la Basilica di Massenzio e il Tempio di Venere e Roma, come scrisse Gioacchino De Angelis d’Ossat. Il geologo fu incaricato di documentare i resti paleontologici e gli aspetti geologici emersi a seguito dello sbancamento: furono recuperati resti pertinenti a più esemplari di elefanti (Palaeoloxodon antiquus), a cervidi (Cervus elaphus), a bovidi (Bos primigenius) e a ippopotamo (Hippopotamus amphibius). Al momento del ritrovamento il cranio giaceva rovesciato, con le ossa del palato rivolte in alto, e insieme alla difesa misurava m 3,60. Due molari superiori completi, in posto, furono asportati prima che venissero scattate le fotografie che documentano il ritrovamento. L’intervento di recupero fu effettuato in gran fretta per non ostacolare il proseguimento dei lavori di sterro per la realizzazione della strada, previo consolidamento «dell’intero piano di posa, sabbioso». All’Antiquarium, allora nella sede del Celio, fu eseguito il restauro che, a causa dei danni subiti durante la movimentazione e «per il troppo rapido disseccamento», non consentì la completa ricomposizione del cranio.

Successivamente alla chiusura al pubblico dell’Antiquarium, lesionato dai lavori di realizzazione della metropolitana, i resti dell’elefante furono chiusi in casse e non più visibili per lunghi anni.

L’intervento di restauro, effettuato nel 2021 in previsione della mostra La scienza a Roma. Passato, presente e futuro di una Città (Roma, Palazzo delle Esposizioni), ha avuto lo scopo di arrestare il degrado, garantire la corretta conservazione e restituire la leggibilità dei resti conservati. A causa dell’estrema fragilità dei resti del cranio, sono stati mantenuti sia l’originaria base in legno, disinfestata dagli insetti xilofagi e rinforzata, sia i supporti in gesso e mattoni riferibili verosimilmente al restauro effettuato subito dopo la scoperta. Il reperto è stato pulito con pennelli morbidi e bisturi e dove necessario sono stati applicati impacchi per ammorbidire i depositi più resistenti, le superfici sono state irrobustite e rafforzate con un prodotto consolidante. È stato possibile ricollocare in posizione anatomica il cranio ed alcuni frammenti, come quelli della difesa sinistra e, per mantenere stabile nel tempo il fossile, sono stati inseriti dei supporti in metallo. Per dare maggiore leggibilità al reperto e garantire una sua miglior conservazione sono state infine effettuate stuccature sulle zone di giuntura e sulle fratture, poi mimetizzate con colori applicati a tampone in modo da ricreare un effetto naturale.


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