ALBERTO BIASI. Tuffo nell’arcobaleno / Museo dell’Ara Pacis di Roma 13 Ottobre 2021 – 20 Febbraio 2022. Alberto Biasi. Dinamica visiva 1965, rilievo e PVC su tavola. Occhio inquieto 1962-65, acrilico e PVC su tavola cm 82×115. Trama 1959, legno 60x36x3. Immagini Video 7 Gennaio 2022 Museo dell’Ara Pacis di Roma ALBERTO BIASI. Tuffo nell’arcobaleno ©Giornalista Indipendente. http://www.arapacis.ithttp://www.mostrabiasi.it

ALBERTO BIASI Tuffo nell’arcobaleno – Intro

Come se l’Ara Pacis sparisse in una percezione straordinaria di quello che è possibile vedere. Sin dalle Trame e le prime sovrapposizioni ottiche Alberto Biasi e il Movimento dell’Arte Cinetica e Programmata hanno rappresentato in maniera attiva tutto quello che stava accadendo nell’immersiva illusione della nascente rivoluzione economica e tenologica alla fine degli anni 50. L’esposizione al Museo dell’Ara Pacis diventa l’ambiente biografico e performativo di uno dei più grandi maestri dell’arte contemporanea. (m.g.)

ALBERTO BIASI. Tuffo nell’arcobaleno / Museo dell’Ara Pacis di Roma 13 Ottobre 2021 – 20 Febbraio 2022.Io sono, tu sei, egli è Trittico composto da Io sono” (Autoritratti) costituito da 2 OPEREOttico-dinamiche unain Negativo, l’altra in Positivo di cm. 110 x 132 x 11, eseguite nel 1972. Dinamica triangolare 1999, acrilico e PVc tavola 100x116cm. Proiezione di luce e ombre (opera cinetica di cm 60 x 60 x 60, costituita da due volumi in lamiera forata). Immagini Video 7 Gennaio 2022 Museo dell’Ara Pacis di Roma ALBERTO BIASI. Tuffo nell’arcobaleno ©Giornalista Indipendente. http://www.arapacis.ithttp://www.mostrabiasi.it

ALBERTO BIASI Tuffo nell’arcobaleno – TORSIONI
ALBERTO BIASI Tuffo nell’arcobaleno – POLITIPI – ASSEMBLAGGI
ALBERTO BIASI Tuffo nell’arcobaleno – Ambienti – LIGHT PRISM (tuffo nell’arcobaleno)

TESTI CURATORI MOSTRA Giovanni Granzotto, Dimitri Ozerkov Direttore arte contemporanea Museo dell’Ermitage di San PietroburgoCOMUNICATO STAMPA UFFICIO STAMPA ZÈTEMA PROGETTO CULTURA


BIASI ALL’ARA PACIS: UN METODO PER RAGGIUNGERE LA BELLEZZA

Conosco personalmente Alberto Biasi da più di vent’anni, e in questi decenni siamo diventati amici. Prima lo conoscevo, come tutti, attraverso lo studio delle sue opere, poiché sono quasi trent’anni che mi occupo di “Arte Programmata”, e da sempre lo avevo considerato una delle figure decisive nella costruzione di un movimento, ma ancor più di una idea di arte che aveva realmente liberato nuove prospettive e nuovi approdi. Quello che, però, ancor prima di conoscerlo mi aveva incuriosito, intrigato, e perfino lasciato alcuni dubbi, era il fatto che non mi fidavo fino in fondo del suo lavoro.

In che senso?

Nel senso che le premesse teoriche dei Gruppi, anche le pregiudiziali, i proclami e le provocazioni, portate a confronto con lo spirito, con lo stesso risalto estetico e con i riferimenti naturalisti delle opere di Biasi, mi riuscivano spesso contraddittorie, talvolta perfino incoerenti.

Mi spiego meglio, agganciandomi a un paragone molto semplice e molto diretto.

Ai tempi del Gruppo N, l’altro fondatore assieme a Biasi e Landi, Manfredo Massironi, è sempre stato considerato il teorico, addirittura, esagerando, l’ideologo del Gruppo, proprio perché, a parte gli scritti, in realtà quasi sempre discussi e condivisi, anche le opere rispecchiavano fedelmente un programma, direi in certi casi una dottrina. Nel caso di Biasi no, direi proprio di no. Perlomeno non solo. Fin dall’inizio, anche nella straordinaria partenza, apparentemente così affine e solo in quel momento davvero sovrapponibile, dei “Cartoni forati” di Massironi e delle “Trame” di Biasi, la scelta di Massironi era molto più concettuale, con qualche annuncio di “Arte Povera”; le “Trame” di Biasi, erano invece, già pregne di rimandi al mondo, alla natura, al fluire della vita reale: in questo caso ai graticci dei bachi da seta.

Ma, in tutto il percorso successivo, anche negli anni del Gruppo N, pur dopo aver condiviso ogni dichiarazione ufficiale, mentre Massironi eseguiva lavori che altro non facevano che rispecchiare la progettualità e le teorie del Gruppo, Biasi, sia nelle esecuzioni a quattro mani (con Costa soprattutto), sia in quelle esclusivamente individuali, non tralasciava mai di sottolineare l’impaginazione, l’aspetto compositivo del suo lavoro. Alla fine non rinunciando mai alla componente estetico-formale dell’opera. E soprattutto, qui davvero va marcata la differenza fra lui e tutti gli altri compagni di viaggio, non rinunciando mai a pretendere dalle sue “Dinamiche visive”, dai suoi “Ottico cinetici”, dai suoi “Politipi”, una emozionante e coinvolgente riserva di forza evocativa.

Gli attori dell’”Arte Programmata” e dell’“Arte Cinetica” chiedevano allo spettatore di partecipare direttamente all’accadimento artistico, per comprendere e riconoscere, e magari anche per contribuire a una nuova progettualità; anche Biasi, e già nel primo decennio della sua ricerca, proponeva allo spettatore la dimensione dell’esperienza attiva, sia nell’inserimento, direi quasi nell’immersione totale negli “ambienti”, sia nel colloquio percettivo con le opere da parete; ma per nulla marginale e secondaria si dimostrava l’intenzione e la spinta a sedurre e ammaliare lo stesso spettatore con le epifanie che i perfetti e pulsanti oggetti cinetici riuscivano a produrre.

In Alberto Biasi non aveva mai smesso di convivere l’estrema progettualità, il rigorismo tecnicista e anche scientifico, con lo stupore per la bellezza, che gli derivava e deriva dalla nostra tradizione culturale, ma anche dai miracoli della natura.

Per la quale ancora egli si emoziona e intorno alla quale vuole ancora indagare. Ecco Biasi è stato ed è, talvolta suo malgrado, una sorta di esploratore irrequieto di mondi domestici e di mondi sconfinati, di territori recintati e di spazi siderali. E pur rimanendo affascinato e conquistato, oggi come da giovane, dalle infinite potenzialità e risorse della scienza e della tecnica, tanto da cercare sempre di utilizzarle per rendere le sue opere più attuali, e più in sintonia con il mondo in cui sono state concepite, non ha mai trasformato gli strumenti della sua ricerca e la sua stessa progettualità nello scopo ultimo dell’esperienza artistica. Alla fine, per questo formidabile affabulatore per immagini, anche la modernità e l’innovazione devono fare i conti con il mistero della natura: con le sue leggi e con i suoi disegni, ma anche con i suoi miracoli, con le sue meraviglie, con i suoi “arcobaleni”, con la sua eterna bellezza.

Giovanni Granzotto


TRADURRE IN ARTE

Nel 2006 il Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo inaugurò una grande mostra sull’arte cinetica. Le opere esposte erano di artisti Francesi, Tedeschi, Italiani, Sud Americani, Russi e dei Balcani. Erano trascorsi settant’anni dalle macchine che Calder aveva creato e che di fatto sancivano per i Russi la nascita dell’arte cinetica, e mai era stato possibile vedere a San Pietroburgo o a Mosca un’esposizione dedicata a questo movimento transnazionale che pervase l’Europa e l’America Latina nel Dopoguerra. A partire dall’esposizione parigina del 1955 si comincia a formare l’avanguardia di questi artisti che animano il movimento cinetico. Si muovono seguendo sperimentazioni, spesso in gruppo, che determinano espressioni di arte cinetica o di arte programmata basandosi su fenomeni ottici e luminosi, che vanno oltre l’intuizione delle macchine di Calder. Non è soltanto un’arte che si muove, ma è l’iterazione del pubblico con l’opera che sancisce la nuova creatività. La mostra dell’Ermitage ebbe un tale successo che fu prorogata per più mesi, e fu visitata da decine e decine di migliaia di persone. Un ruolo centrale, se non addirittura essenziale lo ebbero le opere di Alberto Biasi. Oltre la metà delle opere in mostra erano sue, accanto a quelle di Le Parc, Morellet, Garcia Rossi, Yvaral, Tornquist e Koleichuk, per citarne alcuni. Biasi, giovanissimo nel 1959, aveva già ricevuto un riconoscimento per le sue Trame, ma è stato inarrestabile. Ha proseguito il suo lavoro sia da solo sia in gruppo, creando stanze luminescenti in cui la meccanica interagisce con la luminosità artificiale e l’ingombro creato dal visitatore. Poi nella ricerca ottico cinetica, Biasi affronta dapprima con le Torsioni la lavorazione delle lamelle applicate a un fondo che determinano una continua mobilità dell’opera in base allo sguardo di chi le osserva. Sono opere appunto difficili da fotografare, perché la percezione che si coglie osservandole, camminando con gli occhi puntati sul lavoro, è impossibile da tradurre in un unico scatto. La fantasia di Biasi non ha limiti, e quindi alle lamelle dipinte e degradate con angoli che sfumano davanti a noi, aggiunge sfondi colorati, multipiani che sono riassunti nelle opere Ottico-cinetiche e nei Politipi fino ai più recenti Assemblaggi. Tale è stato l’interesse per Biasi da allora che le sue opere sono state esposte al Parlamento Europeo di Bruxelles ma soprattutto in sedi quanto mai incredibili per un artista come uno dei centri di ricerca scientifica del Mediterraneo, con il taglio del nastro inaugurale avvenuto per mano di due Premi Nobel per la Fisica, il cino-americano Tsung Dao Lee e l’olandese Gerardus ‘t Hooft. L’arte cinetica e l’arte programmata hanno in effetti tradotto nel linguaggio artistico le spinte prodotte dallo sviluppo scientifico e tecnologico nel corso del Novecento. Se le ricerche e le conquiste della scienza hanno a livello planetario reso partecipi gli abitanti del Pianeta della quotidianità e dell’importanza che le ricerche imprimono al mondo, Biasi e gli artisti cinetici hanno tradotto in arte ciò da cui venivano investiti. Se oggi assistiamo ad artisti che usano internet e lo schermo dei computer per fare nuove ricerche artistiche, certamente la solidità della percezione del mondo in chiave ottico-cinetica che ha avuto in Biasi un assoluto protagonista è lo specchio del tempo in cui ha vissuto, del secolo che ha attraversato, delle forme espressive che, parte integrante di quel periodo storico, ne sono state le più evidenti e connotate immagini.

Dimitri Ozerkov

Direttore arte contemporanea Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo


COMUNICATO STAMPA

Dal 13 ottobre al Museo dell’Ara Pacis la mostra

ALBERTO BIASI. Tuffo nell’arcobaleno

Fino al 20 febbraio 2022 la mostra, attraverso 60 opere, rende omaggio al grande Maestro che, tra i fondatori del padovano Gruppo N, è uno dei più coerenti artisti ottico cinetici europei

Roma, 12 ottobre 2021 – Con oltre 60 opere provenienti da Musei e collezioni private, arriva al Museo dell’Ara Pacis una grande mostra su Alberto Biasi, tra i più importanti esponenti a livello nazionale e internazionale dell’Arte Cinetica.

La mostra Alberto Biasi. Tuffo nell’arcobaleno, promossa e prodotta da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Il Cigno GG Edizioni con la collaborazione dell’Archivio Alberto Biasi e organizzata da Il Cigno GG Edizioni con Villaggio Globale International, con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura e il supporto di Studio d’Arte GR, porta a Roma – dal 13 ottobre 2021 al 20 febbraio 2022 – un’antologiadella produzione del grande Maestro, tra gli indiscussi protagonisti dell’arte del Secondo Dopoguerra in Italia.

In occasione dell’esposizione romana, curata da Giovanni Granzotto e Dmitry Ozerkov – Direttore del Dipartimento di Arte Contemporanea The State Hermitage Museum, San Pietroburgo –, le opere esposte e i 4 ambienti-istallazioni che vanno dal 1959 – quando giovanissimo Biasi forma il Gruppo N a Padova – fino al 2014, raccontano a tutto tondo l’attività dell’artista incentrata sull’indagine percettiva, attraverso lavori che affrontano poeticamente e scientificamente temi legati alla visione.

La mostra ricostruisce il percorso creativo di Biasi, dagli esordi alle più recenti sperimentazioni. All’interno della mostra il visitatore incontrerà gli ambienti, come Light Prisms (Tuffo nell’arcobaleno), Eco e Proiezione di Luci e Ombre, dove Biasi esplora lascomposizione della forma attraverso la luce e l’illusione percettiva che la luce stessa contribuisce a produrre.

Lamelle e sovrapposizioni di piani in grado di simulare il movimento, giochi di luce, illusioni ottiche tridimensionali, composizioni interattive, animano gli spazi del Museo dell’Ara Pacis, in un gioco di rimandi fra tradizione e sperimentazione: Trame – le prime sovrapposizioni di carte forate –, Torsioni, Rilievi Ottico-Dinamici e Politipi, fino agli Assemblaggi e alle opere dell’ultimo periodo; contaminazioni di un artista che, pur mantenendo vivo il legame con la tradizione, ha avuto il privilegio di fare un tuffo nel futuro. Nell’ottica del duplice ruolo dell’individuo – creatore e fruitore al tempo stesso – il percorso presenta anche il felice incontro tra bidimensionalità e tridimensionalità nel lavoro Io sono tu sei.

LA MOSTRA

La mostra è suddivisa in sei sezioni che corrispondono alle differenti tipologie di opere dell’artista e che raccontano il percorso della sua ricerca concettuale. La realizzazione di questi lavori inizia nel periodo precedente il Gruppo N, determinando le espressioni di arte cinetica o di arte programmata e basandosi su fenomeni ottici e luminosi.

I SEZIONE. TRAME

Le “trame” risalgono al 1959 e rappresentano le prime sperimentazioni dell’artista, all’epoca giovanissimo.

Le Trame (in mostra opere del 1959 e del 1960) sono composte da sovrapposizioni di materiali appartenenti alla stessa tipologia, come le garze di cotone, le reti metalliche e le carte forate, impilate e ruotate progressivamente fino a creare costellazioni variabili e progressive. Esistono poi le varianti in lamiera forata, alcune in movimento perché mosse da elettromotore: tra queste la più famosa è Proiezione di luce e ombra che fu scelta fra le Cento opere d’arte italiana, dal Futurismo a oggi ed esposta alla Galleria Nazionale di Romanel 1969.

II SEZIONE. TORSIONI

Le “torsioni” sviluppano forme geometriche classiche, come rombi, triangoli e quadrati, e sono realizzate con strisce di plastica bifacciali dai colori quasi sempre contrastanti, combinate in modo da creare effetti percettivi cangianti a seconda dello spostamento del punto di vista: non è soltanto un’arte che si muove, ma è l’iterazione dello spettatore con l’opera stessa che sancisce la creatività.

Questi lavori si evolvono per tutta la carriera del Maestro dando vita a opere quali Dinamica visiva (1965), Variable round image (2009) e Dinamica Altalena (2013), tutte in mostra al Museo dell’Ara Pacis.

III SEZIONE. OTTICO-CINETICI

I primi rilievi sono del periodo del Gruppo N e le opere in mostra abbracciano gli anni dal 1974 al 2014: Trasparenze (1978), Gocce d’arcobaleno lunare n°7 (2010) e Red Rain (2014) rappresentano la formulazione di una varietà e ambiguità percettiva.

Dal punto di vista costruttivo sono configurazioni lineari e luminose collocate su due piani diversi distanziati di pochi centimetri tra loro: il fondo strutturale è dipinto o serigrafato e il piano avanzato costituito di lamelle.

Illusoriamente le strutture sembrano poste su un unico livello, che si muove mentre la proliferazione d’immagini avviene per via dell’interferenza dei due piani.

Alle diverse configurazioni percettivamente reali ma instabili, Biasi si è dedicato lungamente in periodi diversi, creando opere che stupiscono e affascinano lo spettatore.

IV SEZIONE. POLITIPI

All’interno della sua ricerca ottico-cinetica Biasi esegue i primi “politipi” intorno al 1965 e continua e approfondisce questa ricerca per oltre vent’anni, dando vita a un consistente numero di opere dalle forme più variabili.

Sono una continuazione delle “torsioni”, in Politipo (1971-72) e in Contrasti dimensionali (1989) prevale il cangiantismo per via delle tensioni e deviazioni delle lamelle, ancorate adesso sull’intera superfice dell’opera e non – come nelle “torsioni” – solo ai bordi e al centro. Un’ulteriore evoluzione di questi lavori avviene negli anni Novanta ed è data dall’armonia spaziale che Biasi dà inserendo elementi geometrici e richiami figurali come in Nuovo omaggio a Fontana del 1992.

V SEZIONE. ASSEMBLAGGI

Intorno al 2000 Biasi da origine agli “assemblaggi”.

L’artista rielabora la tecnica della pittura acrilica innescando l’evoluzione creativa che dà vita a opere come Volo di ritorno (2005), Come un gambero (2006) e Baruffa (2006) che rappresentano memorie figurali, accompagnate per di più da titolazioni spiritose e sorprendenti.

L’atteggiamento irrituale e scanzonato, in una parola l’anima Dada, non ha mai abbandonato il lavoro di Biasi e nelle opere di questo periodo l’immagine diventa pensiero e il tempo una dimensione esistenziale.

VI SEZIONE. AMBIENTI

Gli “ambienti” sono una fusione tra lo spazio dell’opera d’arte e quello dello spettatore. Con questi lavori Biasi ha saputo rapportarsi al pubblico non più trattandolo da semplice fruitore, ma coinvolgendolo nell’esperienza stessa di un’opera d’arte: Proiezione di luce e ombra n.1 del 1961 è un ambiente nel quale si è risucchiati in un movimento perpetuo ed evanescente di luminosi fasci puntiformi; mentre Light prism del 1967 rappresenta il lavoro di ricerca più complesso della produzione artistica di Biasi, in cui la spazialità è creata dalla danza di fasci luminosi, programmata mediante motori elettrici, che permettono un perpetuo gioco percettivo a chiunque entri in questo ambiente.

La mostra vede come main sponsor Gruppo Euromobil e come sponsor Made in Italy School. Il catalogo della mostra è edito da Il Cigno GG Edizioni.

ALBERTO BIASI

Alberto Biasi nasce a Padova nel 1937 ed è tra i più grandi esponenti a livello nazionale e internazionale dell’Arte Cinetica o Optical Art.

Tra gli indiscussi protagonisti della Storia dell’Arte del Secondo Dopoguerra in Italia, dal 1959 – quando giovanissimo forma il Gruppo N a Padova – a oggi, la sua attività si è mossa all’insegna dell’indagine percettiva, attraverso cicli di lavori che hanno affrontato poeticamente e scientificamente i problemi legati alla visione.

L’attenzione verso la scultura è sottesa in tutta la sua produzione artistica: alluminio, acciaio corten e metacrilato sono i tramiti della sfida di Biasi allo spazio tridimensionale, affrontato nelle misure ampie di opere quali lastre a sviluppo verticale, totem, spirali interrotte, eliche di fitti tuboli metallici che diventano reinvenzioni, trasposizioni, esiti della costante ricerca dell’artista nel campo della percezione visiva.

Le sue opere si trovano al MOMA di New York, all’Hermitage di San Pietroburgo, al Centre Pompidou di Parigi, alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, alla Galleria Nazionale di Roma, al Muzeum Sztuki di Lodz e ai Musei di Belgrado, Buenos Aires, San Francisco, Tokio, Ulm e Praga.


Roma Culture – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da IL CIGNO GG Edizioni con la
collaborazione dell’Archivio Biasi
IL CIGNO GG Edizioni con il supporto di Zetema
Giovanni Granzotto e Dmitry Ozerkov
ALBERTO BIASI. Tuffo nell’arcobaleno – IL CIGNO GG Edizioni
060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)
http://www.arapacis.it, http://www.museiincomuneroma.it; http://www.zetema.it.,
http://www.mostrabiasi.it


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