XII PHOTO IILA “Siamo ciò che mangiamo” – Museo di Roma in Trastevere 15 Settembre – 31 Ottobre 2021. Vincitore Premio IILA 2021 CARMONA SANTIAGO Exceso de abundancia. Press Kit Courtesy of Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura.

Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile“. L’obiettivo numero 2 in programma nell’Agenda Onu 2030. La dodicesima edizione del Premio Fotografico ideato dall’organizzazione intergovernativa italo-latinoamericana e dedicata a fotografi Under 35 premia il progetto di Santiago Carmona “Exceso de abundancia”. Il fotografo colombiano osserva dall’alto lo spreco degli alimenti dovuto ad una cattiva gestione delle risorse e alla non conoscenza, quasi a voler evidenziare uno status quo predeterminato. Siamo ciò che mangiamo anche come società nel suo insieme in ogni dinamica politica ed economica, “Ensayo sobre soberanía” di Pablo Sosa Menzione d’Onore in questa edizione si pone domande rispondendo concretamente in immagini incontrovertibili. XII Photo IILA “Siamo ciò che mangiamo” fino al 31 Ottobre al Museo di Roma in Trastevere. (m.g.)

XII PHOTO IILA “Siamo ciò che mangiamo” – Museo di Roma in Trastevere 15 Settembre – 31 Ottobre 2021. Menzione d’Onore Premio IILA 2021 SOSA PABLO Ensayo sobre soberanía (2020). Press Kit Courtesy of Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura.


COMUNICATO STAMPA UFFICIO STAMPA ZÈTEMA PROGETTO CULTURA


Dal 15 settembre al Museo di Roma in Trastevere

XII PHOTO IILA – “Siamo ciò che mangiamo”

Fino al 31 ottobre in mostra i migliori scatti della XII edizione del premio dedicato a fotografi latinoamericani under 35

Roma, 10 settembre 2021 L’IILA-Organizzazione internazionale italo-latino americana presenta in mostra al Museo di Roma in Trastevere, dal 15 settembre al 31 ottobre 2021, i progetti del vincitore e dei finalisti del XII PHOTO IILA, premio dedicato a fotografi latinoamericani under 35 realizzato in collaborazione con i Paesi latinoamericani membri dell’IILA.

La mostra è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

I fotografi partecipanti alla XII edizione del premio si sono confrontati con il tema “Siamo ciò che mangiamo”, ispirato ad uno dei 17 Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile che fanno parte dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, ovvero il numero 2, che si prefigge di “porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile”.IILA, in quanto Osservatore ONU, porta avanti queste tematiche nel proprio lavoro.

Nel percorso espositivo si potranno apprezzare le foto di Santiago Carmona (Colombia), vincitore di questa dodicesima edizione con un progetto realizzato fra il 2018 e il 2020, intitolato Exceso de abundancia, oltre alle opere dei finalisti Pablo Sosa (Uruguay), Menzione d’Onore con il progetto Ensayo sobre soberanía del 2020; Eric Javier Markowski (Argentina), autore del progetto Lo que en la carne se conserva del 2016-2017; Ana Caroline de Lima (Brasile), autrice di un progetto realizzato fra il 2015 e il 2019; Cristian Torres (Colombia), con il progetto “Bodegones, caminos y cocinas” del 2019 e Carlo Tello (Messico), con il progetto “Sentle” del 2020.

Come da regolamento, il vincitore Santiago Carmona realizzerà una residenza di un mese, durante la quale svilupperà un progetto fotografico che avrà come oggetto la città di Roma. Il progetto sarà presentato nell’ambito dell’edizione successiva del Premio, come nel caso di Julieta Pestarino (Argentina), vincitrice della precedente edizione di PHOTO IILA, che esporrà quest’anno Últimas luces (2019).

PHOTO IILA – Premio IILA-FOTOGRAFIA è realizzato in collaborazione con le Ambasciate dei Paesi membri dell’IILA: Argentina, Stato Plurinazionale di Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana, Uruguay, Repubblica Bolivariana del Venezuela.


NOTE SUI LAVORI

Santiago Carmona (Colombia), “Exceso de abundancia”, 2018 – 2020

Gli alimenti e l’atto di mangiare hanno una funzione vitale nello sviluppo umano, non solo per essere il nutrimento dell’uomo, ma anche per essere materia di interscambi economici, sociali, politici e culturali. Le nostre abitudini alimentari definiscono la nostra quotidianità e ci uniscono come comunità.

Nel mio progetto “Exceso de abundancia” (Eccesso di abbondanza) tratto due aspetti contrastanti della vendita di alimenti nei mercati latinoamericani e nel mondo. In primo luogo, espongo la ricchezza e la varietà dei prodotti che si coltivano in America Latina. In secondo luogo, a causa delle dinamiche del mercato e della cattiva gestione delle risorse, gran parte dei prodotti che non vengono venduti finiscono per essere gettati via nella spazzatura quando sono ancora in buono stato. È paradossale che in Paesi in cui esiste una tale abbondanza (le fotografie sono state scattate in Bolivia e Colombia), le risorse siano mal gestite e il problema della fame abbia numeri così alti.

“Exceso de abundancia” fa un appello all’implementazione di dinamiche responsabili e coscienti nella vendita e consumo degli alimenti, che mirino a una sovranità alimentare reale. Con la quantità di alimenti che si sprecano ogni anno, si potrebbe sradicare la fame mondiale. È un diritto fondamentale di tutti gli esseri umani poter avere accesso ad alimenti di qualità.

Pablo Sosa (Uruguay), “Ensayo sobre soberanía”, 2020

Le nostre sovranità come individui che formano società e Stato, diventano più controllate a causa di fattori culturali, politici, economici interni ed esterni. La nostra coscienza del consumo e del valore/concetto di “ciò che è sano e ciò che non lo è” va cambiando e, molte volte, scomparendo. Mentre le nostre sovranità si trasformano, sembrerebbe che l’ignoranza rispetto a ciò che concerne la produzione ed acquisizione di un alimento si accentua, diminuendo la capacità di coscienza critica e coscienza su abitudini che costituiscono una società. Abitudini che ci formano e che ripetiamo, da esseri sociali quali siamo. Dovremmo riconsiderare il fatto che un vegetale per il consumo domestico cresca fuori stagione? Dovremmo riflettere sulle dimensioni di animali da consumo, trovati su uno scaffale di mercato, impacchettati in plastica come un regalo di anniversario, cresciuti in condizioni impensabili e sconosciute al consumatore? Dovremmo riconsiderare il fatto che gli umani dotati di istruzione sono i nuovi “allevatori chirurgici”? Dovremmo riconsiderare lo spostamento politico e coatto del contadino/contadina, agricoltore/allevatore, con la pelle indurita, i cui studi sono basati sull’osservazione e sulla sapienza dei racconti, sulla tradizione e sull’esperienza? Alimentarsi è così facile come scaricare un’applicazione, fare tre volte click, avere una carta di credito, aspettare 20 minuti praticando la sedentarietà mentre navigo in un mare di impazienza?  Dovremmo riconsiderare le mode del consumo, alternative, opposte e che vanno contro le attuali politiche di consumo e produzione? Io credo di sì… che dovremmo ripensare a quanto siamo artificiali nelle nostre abitudini di consumo quotidiano. E, a partire da lì, iniziare la lotta per una miglior sovranità.


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