LA SCUOLA DI PIAZZA DEL POPolo – Pop o non Pop? / Franco Angeli, Mario Ceroli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Sergio Lombardo, Francesco Lo Savio, Renato Mambor, Pino Pascali, Mario Schifano e Cesare Tacchi / 28 Maggio – 28 Giugno 2021 / GALLERIA MONOGRAMMA Arte Contemporanea Roma, Via Margutta. Inaugurazione 28 Maggio 2021 Immagini e VideoInterviste Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele Fondazione Terzo Pilastro Internazionale, Prof. Gabriele Simongini Curatore Mostra La Scuola di Piazza del POPolo Pop o non PoP? ©Giornalista Indipendente. Nelle Immagini Cesare Tacchi La Mano nei Capelli 1966 Inchiostri su tessuto imbottito e chiodi su tavola cm 60×50 Collezione Privata Roma. Renato Mambor Campionatura 1966 tecnica mista su carta cm 70×100 Collez<ione privata Forlì. Giosetta Foroni Liberty in geometrie 1969 smalto su tela cm 110 x 50 Collezione Corsi.

LA SCUOLA DI PIAZZA DEL POPOLO – Via Margutta – Intro

Perchè era vivere e morire per l’arte, l’inquietudine e la perdizione strumenti per sentirsi liberi al di sopra del bene e del male. Perchè l’arte comunicava di persona con ogni categoria, l’arte era interazione creativa in continuo movimento. La Scuola di Piazza del Popolo era l’elefante in una cristalleria di consumi e desideri Pop e industriali, ma rimane ancora oggi unica e ancora non ripetibile, una rivoluzione artistica e culturale che ha anticipato e non replicato il fenomeno di massa della pop art americana. La Mostra alla Galleria Monogramma in Via Margutta è come un tweet di ciò che è stato lo stravolgimento della Scuola di Piazza del Popolo, le installazioni a fil di cielo sui tetti di Via Margutta una celebrazione leggendaria e rispettosa della unicità dell’arte di ogni suo protagonista. (m.g.)

LA SCUOLA DI PIAZZA DEL POPolo – Pop o non Pop? / Franco Angeli, Mario Ceroli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Sergio Lombardo, Francesco Lo Savio, Renato Mambor, Pino Pascali, Mimmo Rotella, Mario Schifano e Cesare Tacchi / 28 Maggio – 28 Giugno 2021 / GALLERIA MONOGRAMMA Arte Contemporanea Roma, Via Margutta. Inaugurazione 28 Maggio 2021 Immagini e VideoInterviste Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele Fondazione Terzo Pilastro Internazionale, Prof. Gabriele Simongini Curatore Mostra La Scuola di Piazza del POPolo Pop o non PoP? ©Giornalista Indipendente. Nelle Immagini Galleria Monogramma Arte Contemporanea Roma Via Margutta. Sergio Lombardo Studio di “Gesti Tipici” 1962 smalto su carta incollata su tela dall’autore. Mario Ceroli Due Figure 1966 sagome di legno cm 88×100 Collezione Privata Roma. Pino Pascali Pesce 1964 tecnica mista su faesite cm 44×82 Collezione Corsi. Tano Festa Paesaggio con la maniglia smalto su tela e maniglia in metallo cm 80×60 Collezione Privata Roma. Francesco Lo Savio Filtro 1961-62 circa multiplo(es 5/30) cm 35×50 Collezione Gramniccia. Franco Angeli Senza Titolo 1969-72 tecnica mista e velatino su tela cm 70×100 Collezione Privata Roma.

LA SCUOLA DI PIAZZA DEL POPOLO – Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele
LA SCUOLA PIAZZA DEL POPOLO – Interno Mostra
LA SCUOLA DI PIAZZA DEL POPOLO – Prof. Gabriele Simongini


COMUNICATO STAMPA UFFICIO STAMPA FONDAZIONE CULTURA E ARTE – FONDAZIONE TERZO PILASTRO INTERNAZIONALE


La Scuola di piazza del POPolo. Pop o non Pop?

A cura di Gabriele Simongini

Roma, monogramma arte contemporanea

28 maggio – 28 giugno 2021  

INAUGURAZIONE AL PUBBLICO

Venerdì 28 maggio 2021 ore 17:00

Sospesa fra storia e leggenda, la “Scuola di piazza del Popolo” non fu un gruppo coeso: gran parte dei suoi “esponenti” erano talmente e fortunatamente indisciplinati ed irregolari da mal tollerare per costituzione mentale l’idea stessa di “scuola”, da tutti i punti di vista. Eppure questa definizione di gruppo funziona a meraviglia, tanto più oggi, nella civiltà dello slogan e del tweet rapido e sintetico. E senza dubbio, in quei magici anni sessanta, a Roma il centro era Piazza del Popolo, con il caffè Rosati, dove “non si poteva fare a meno di andare” (per dirla con Cesare Vivaldi) e con l’elettrizzante presenza, dal 1963 al 1968, della Galleria La Tartaruga di Plinio de Martiis, proprio sopra Rosati.

Tutto accadeva fra la Piazza e il cosiddetto “Tridente”, nella zona concentrata attorno via del Babuino, via del Corso e via Ripetta, con una “quarta punta” costituita da via Margutta dove si tiene questa sintetica ma intensa mostra intitolata “La Scuola di piazza del Popolo. Pop o non Pop?”, presentata da monogramma arte contemporanea, curata da Gabriele Simongini, con il coordinamento organizzativo di Giovanni Morabito e dell’Associazione med’eventi. La mostra è promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, e realizzata con il contributo della Fondazione Cultura e Arte.

Gli artisti rappresentati, con opere degli anni sessanta, sono Franco Angeli, Mario Ceroli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Sergio Lombardo, Francesco Lo Savio, Renato Mambor, Pino Pascali, Mimmo Rotella, Mario Schifano e Cesare Tacchi

Come dice il titolo stesso dell’esposizione, costruita per exempla, è giusto tornare ad interrogarsi sul contributo innovativo portato da questi artisti al contesto internazionale, con una forte originalità che anticipa perfino alcuni esiti della Pop americana ma che ha un’identità talmente spiccata da non essere riducibile, se non col rischio di una pericolosa semplificazione, alla definizione schematica di Pop all’italiana. Il centro storico così denso di incontri ed eventi creativi, tanto da fare di Roma una capitale dell’arte internazionale, e una certa peculiarità della stessa Scuola di piazza del Popolo dovevano molto a Cinecittà, al sogno del cinema che veniva da una periferia al centro del mondo, per dirla con un ossimoro. Se gli U.S.A. avevano Hollywood e la Pop Art noi avevamo, senza essere da meno, Cinecittà e la Scuola di piazza del Popolo.

Il Prof. Emmanuele Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, afferma: «Artisti come Schifano, Angeli, Festa, Mambor – che ebbi modo di frequentare personalmente all’epoca – rivoluzionarono indubbiamente il panorama dell’arte visiva, rifiutando la loro presunta filiazione alla Pop Art americana, che guardavano come ad un puro arricchimento culturale, perché preferivano in realtà ispirarsi all’unicità e alla secolarità della monumentale arte italiana, passando per il Futurismo e la Metafisica. Furono anche assai influenzati dall’industria del cinema, che in quegli anni d’oro faceva da traino all’economia locale, grazie alle imponenti produzioni girate a Cinecittà e a cui si deve anche la nascita della cosiddetta “Dolce Vita” romana. Le sperimentazioni e l’innovazione di cui gli artisti di Piazza del Popolo si fecero portatori, senza averne allora reale consapevolezza, hanno rappresentato una svolta culturale non soltanto italiana e segnato indelebilmente un’epoca, facendo sì che io, onestamente, non abbia rinvenuto nei tempi successivi tracce di progenie.».

Come scrive Gabriele Simongini, «un altro luogo comuneche va sfatatoè quello di una “Scuola di piazza del Popolo” felice e gioiosa sic et simpliciter. È invece spesso evidente una costante inquietudine che riflette anche la condizione ansiosa e il ruolo dell’artista nella nuova società dei consumi, l’artista che non può accettare di diventare passivamente un produttore seriale. E in più promana da molte opere una profonda vena malinconica che non assume mai le sembianze del sentimentalismo ma che anzi si configura sempre in modi netti, perentori, duri. Del resto, quegli anni furono pure anni di angosce, di disperazione e di morte».  

In occasione della mostra, per rievocare quegli anni elettrizzanti e per un rilancio di via Margutta che ha una storia lunga cinque secoli popolata da un mondo cosmopolita di artisti, fotografi, stilisti, musicisti, scrittori, registi ed attori, lungo questa bellissima via verranno eccezionalmente collocati 12 light box, ciascuno dedicato ad un artista rappresentato nell’esposizione.

Verrà pubblicato un libro-catalogo edito da Manfredi che conterrà una testimonianza del Prof. Emanuele, i testi di Giovanni Morabito e Giancarlo Carpi, un saggio di Gabriele Simongini, gli scritti (2007) di Giosetta Fioroni, Sergio Lombardo, Renato Mambor, Cesare Tacchi, le biografie degli artisti, le foto delle opere esposte ed alcune foto d’epoca.


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