HARLEM You Write The Rules / LUCA LEONE / Infinito Edizioni 2021. Courtesy of Ufficio Stampa Infinito Edizioni. https://www.infinitoedizioni.it/

Un libro che è come viaggiare nel tempo, riscrivere punti di vista, imparare anche da chi non ti aspettavi. Dopo il Calcio in Solo Come In Area Di Rigore, Luca Leone sceglie il Basket quello vero dei playground di Harlem negli anni sessanta e settanta scrivendo una pagina di storia e letteratura sportiva magnifica. Romanzo e realtà, perchè Doctor J e Kareem Abdul Jabbar avevano soltanto da imparare da Richard “Pee Wee” Kirkland e Joe Hammond il “Distruttore”. “Erano nati, cresciuti e vivevano in un mondo difficile, pieno di ingiustizie e soprusi, ma mai avevano abbandonato la retta via e non perché fossero due santi, ma perché l’illegalità per una persona nera era il baratro. Come per ogni cosa, ci devi essere portato: devi essere bravo in quello che fai, altrimenti è meglio lasciar perdere. Questo valeva per tutti, tranne che per i neri. Un nero doveva essere il migliore in quello che faceva. Il migliore per poter essere considerato come un bianco nella media, altrimenti finivi nel fango e quindi anche a fare il malvivente dovevi essere il migliore, e se non lo eri o venivi soppresso dagli altri malviventi o venivi soppresso dalla Legge, che notoriamente non è uguale per tutti” – HARLEM You Write The Rules(m.g.)


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Infinito edizioni – in libreria dal 1° ottobre

Harlem
You write the rules

(€ 17,00 – pag. 480)

Di Luca Leone

Fine anni Sessanta: Richard “Pee Wee” Kirkland e Joe Hammond il “Distruttore” sono due teenagers neri di Harlem destinati a entrare nella storia del basket di strada. Il primo, spigliato, disinvolto, è il più piccolo di una famiglia numerosa; il secondo è orfano e vive con la nonna. Entrambi sopportano poco la realtà disastrosa del loro quartiere e si affidano al crimine per fare soldi. Pee Wee spaccia droga fin da piccolo e anche Joe finisce col cedere al fascino della ricchezza facile. Li unisce il basket e il Rucker Park, il playground più famoso del mondo. I due crescono con molti soldi e secondo le regole della strada, ma senza il lusso di poter programmare il futuro. L’innato talento nel basket propone loro continue occasioni – il college, l’Nba – per uscire da quel mondo, ma nessuno dei due le afferra mai. Restano dèi dell’asfalto e a loro si inchina anche Doctor J (in una partita realmente giocata). Incapaci di crescere e di guardare il loro vero io, conosceranno il carcere e la guerra, senza maturare mai. Diventeranno leggende in una New York che cambia faccia, ma che nel cuore nero resta uguale, come i giovani che, nonostante gli anni e il progresso, hanno sempre le stesse debolezze e la stessa ingenuità nell’affrontare una realtà dura, quella della strada.

Erano nati, cresciuti e vivevano in un mondo difficile, pieno di ingiustizie e soprusi, ma mai avevano abbandonato la retta via e non perché fossero due santi, ma perché l’illegalità per una persona nera era il baratro. Come per ogni cosa, ci devi essere portato: devi essere bravo in quello che fai, altrimenti è meglio lasciar perdere. Questo valeva per tutti, tranne che per i neri. Un nero doveva essere il migliore in quello che faceva. Il migliore per poter essere considerato come un bianco nella media, altrimenti finivi nel fango e quindi anche a fare il malvivente dovevi essere il migliore, e se non lo eri o venivi soppresso dagli altri malviventi o venivi soppresso dalla Legge, che notoriamente non è uguale per tutti”.

Mentre la palla volava dalle sue mani, lui pensò a quante volte ancora un pallone e un canestro avrebbero segnato la sua vita, a quante volte ancora i sogni e le speranze sarebbero stati appesi all’azzardo di un tiro o a un alito di vento più che alle sue stesse forze. Forse questa era la felicità, perché in quel tiro, come in quelli passati e quelli che sarebbero venuti, c’era tutto il suo essere. Non importavano i diecimila e la possibilità di tornare a calcare il suolo del Rucker, non importava l’essere deriso per aver fallito l’impossibile, non importava nulla, ma solo il pallone, l’attimo di attesa del volo e il sublime fruscio della palla nella retina. Era meraviglioso“.


L’Autore
Luca Leone
(Roma, 1972), web designer, appassionato da sempre di informatica, cresce a base di Nero Wolfe e Commodore 64. Il suo libro d’esordio è Jack, thriller ambientato nel mondo della ricerca scientifica. Altra passione di una vita è il calcio e dopo una lunga riflessione racconta questo sport nel libro Solo come in area di rigore con lo pseudonimo di John Doe (Infinito edizioni, 2014). Collabora con l’Overtime Festival di Macerata, è ambasciatore del Benfica e ha un suo blog personale dove racconta il talento nello sport.


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