UNA NOTTE DI 12 ANNI di ÁLVARO BRECHNER con ANTONIO DELLA TORRE / CHINO DARÍN / ALFONSO TORT / BIM / MOVIE INSPIRED. Immagini Courtesy of Ufficio Stampa US. Conferenza Stampa di Alvaro Brechner, Giornalista Indipendente, 9 Gennaio 2019.

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Una Notte di 12 Anni di Álvaro Brechner resterà per sempre tra quei film capolavoro in cui lo spirito e il sogno dell’uomo sono l’anima del messaggio cinematografico, privilegiati, rispetto a qualsiasi insana violenza, sia essa storica, politica o umana. La dittatura militare in Uruguay nel 1973, la guerriglia tra i rivoluzionari Tupamaros e l’Esercito, Josè “Pepe” Mujica, Mauricio Rosencof, Eleuterio Fernàndez Huidobro, il loro viaggio nell’inferno di una follia inimmaginabile. “Volevo raccontare una storia in cui il protagonista fosse il sogno, la capacità di creare e di esistere dell’uomo anche in situazioni di estrema condizione. Josè Pepe Mujica è stato Presidente dell’Uruguay, tutti i protagonisti e le loro storie personali possono condizionare  l’interpretazione del film, l’opinione e la reazione del pubblico – risponde il regista Alvaro Brechner durante la conferenza stampa al Cinema Quattro Fontane di Roma  – Siamo in un delicato e difficile momento storico, in Uruguay la dittatura militare è ancora oggi una ferita non sanata. La mia speranza è che le grida di rabbia e di sofferenza che il  film ha suscitato durante le numerose proiezioni in Sudamerica possano diventare un giorno grida di pace e libertà”  (m.g.)

UNA NOTTE DI 12 ANNI di ÁLVARO BRECHNER con ANTONIO DELLA TORRE / CHINO DARÍN / ALFONSO TORT / BIM / MOVIE INSPIRED. Immagini Courtesy of Ufficio Stampa US. Conferenza Stampa di Alvaro Brechner, Giornalista Indipendente, 9 Gennaio 2019.

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COMUNICATO STAMPA UFFICIO STAMPA US / UNA NOTTE DI 12 ANNI / NOTE DI REGIA


SINOSSI

Settembre 1973. L’Uruguay è sotto il controllo di una dittatura militare. Il movimento di guerriglia dei Tupamaros è stato schiacciato e smantellato da un anno. I suoi membri sono stati imprigionati e torturati.

Un’infausta notte di autunno, nove prigionieri Tupamaro vengono portati via dalle loro celle nell’ambito di un’operazione militare segreta che durerà 12 anni. Da quel momento in poi, verranno spostati, a rotazione, in diverse caserme sparse nel Paese e assoggettati a un macabro esperimento; una nuova forma di tortura mirata ad abbattere le loro capacità di resistenza psicologica. L’ordine dell’esercito è chiaro: “Visto che non possiamo ammazzarli, li condurremo alla pazzia.”

Per oltre un decennio, i prigionieri resteranno in isolamento, in minuscole celle dove trascorreranno la maggior parte del tempo incappucciati, legati, in silenzio, privati di necessità fondamentali, denutriti, e i loro sensi saranno ridotti ai minimi termini.

I loro corpi e le loro menti spinti oltre i limiti dell’immaginabile, Una notte di 12 anni è la storia di come siano riusciti a sopravvivere, a conservare volontà e determinazione, a ricreare il loro mondo attraverso l’immaginazione, al fine di sfuggire alla terribile realtà che li condannava inesorabilmente alla follia.

Il film è basato sulle testimonianze delle esperienze vissute da tre delle figure più note dell’Uruguay contemporaneo: José “Pepe” Mujica, ex Presidente dell’Uruguay, Mauricio Rosencof, scrittore e poeta di fama, ed Eleuterio Fernández Huidobro, ex Ministro della difesa.


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NOTE DI REGIA

Che cosa resta di un uomo dopo che è stato spogliato di tutto? Isolato, fuori dal tempo, privato di qualsiasi stimolo, senza punti di riferimento a cui potersi aggrappare, i suoi stessi sensi incominciano a tradirlo. Ma qualcosa è radicato dentro di lui, qualcosa che nessuno può portargli via: la sua immaginazione. Una notte di 12 anni è, in primo luogo, una discesa negli abissi. Basato su una storia vera, mostra come, nel corso di 12 anni, tre uomini siano stati gradualmente privati di ogni attributo umano, sottoposti a un processo di abbruttimento fisico e di spersonalizzazione, volto a privarli della ragione e, in ultimo, a distruggerne ogni capacità di resistenza fisica e morale, costringendoli a reinventarsi dalle ceneri della propria umanità per affrontare e superare prove di inconcepibile crudeltà.

Il progetto mi ha richiesto un lungo lavoro di ricerca e preparazione, durato oltre quattro anni. Il film è una sorta di percorso esistenziale, la sfida principale, quindi, è stata quella di evitare di farne un prison-movie. L’ordine dell’esercito era chiarissimo: “Visto che non possiamo ammazzarli, li condurremo alla pazzia.” Il mio obiettivo non era solo una meticolosa ricostruzione storica degli eventi, bensì la riproduzione di un percorso estetico e sensoriale, tale da consentire al pubblico di toccare da vicino l’esperienza di come si possa sopravvivere a una tale lotta interiore.

I tre attori principali si sono dovuti sottoporre a un durissimo lavoro di condizionamento psicologico e fisico (hanno perso tutti circa 15 chili) per permetterci di sperimentare da vicino le condizioni estreme in cui si sono trovati a vivere. Obiettivo della messa in scena, trasportarci accanto a loro, immergendoci nella lotta che l’essere umano ingaggia con se stesso per non perdere la propria essenza umana.

E’ stato un cammino oscuro, ma anche molto gratificante. Irto di difficoltà e sfide, il film ha riconfermato le mie convinzioni, vale a dire, che anche quando le circostanze possono far pensare che tutto sia ormai perduto, non si devono sottovalutare le potenzialità della forza e della resistenza dell’essere umano.

 

–  Álvaro Brechner

 


 

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