CESARE TACCHI – Sécrétaire, 1980 Olio su tela, cm 146 x 117 Collezione privata. Cesare Tacchi mostra personale alla Galleria La Tartaruga, 1965 Foto Plinio De Martiis – Archivio Galleria Il Segno, Roma. Photo Courtesy of Ufficio Stampa Palazzo delle Esposizioni, Archivio Cesare Tacchi. Photo Incontro con le Curatrici della Mostra – Ilaria Bernardi, Cesare Tacchi dopo il 1968. Dall’Afasia al Linguaggio Neonato, Giornalista Indipendente 22.02.2018, Sala Cinema Palazzo delle Esposizioni.

Cancellazione d’artista del 1968 è probabilmente l’atto fondante e ripetuto del lavoro di ricerca artistica compiuto da Cesare Tacchi. Nel periodo degli eclatanti slogan, della liberalizzazione dei sensi, delle grandi masse, Tacchi scelse la visibilità del gesto, dell’individuo, una comunicazione di contatto nella riscoperta elementare e non sconvolgente dei sensi. “Dall’Afasia al Linguaggio Neonato”, secondo incontro di approfondimento della Mostra a Palazzo delle Esposizioni curata da Daniela Lancioni e Ilaria Bernardi, ha raccontato il periodo post la Cancellazione d’artista in cui Cesare Tacchi lasciò temporaneamente le composizioni materiche e la pittura per dedicarsi ad azioni fonosimboliche, dove alle evidenze ricalcate del momento erano invece al centro  la sacralità della comunicazione e l’incontro spirituale tra persone libere ed uguali. A tre anni dalla sua scomparsa, la Mostra Cesare Tacchi Una Retrospettiva scioglie e svela senza tappezzate etichette un’arte senza tempo, ripetuta come un percorso rituale possibile per tutti. (m.g.) 

 

INCONTRO CON LE CURATRICI DELLA MOSTRA

 

CESARE TACCHI

 

UNA RETROSPETTIVA

 

 

giovedì 22 febbraio 2018, ore 18.30

 

 

ILARIA BERNARDI – CESARE TACCHI DOPO IL 1968.

 

DALL’AFASIA AL LINGUAGGIO “NEONATO”

 

Un incontro per approfondire le tematiche e le opere più significative della ricerca artistica di Cesare Tacchi posteriore alla Cancellazione d’artista del maggio 1968.

 

 

Sala Cinema – Palazzo delle Esposizioni

 

Scalinata di via Milano 9a – Roma

 

 

COMUNICATO STAMPA UFFICIO STAMPA PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI.

 

Cesare Tacchi. Una retrospettiva

Palazzo delle Esposizioni

7 febbraio – 6 maggio 2018

 

A cura di Daniela Lancioni e Ilaria Bernardi

 

Dal 7 febbraio 2018 il Palazzo delle Esposizioni presenta“Cesare Tacchi. Una retrospettiva”,esposizione promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale, ideata, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo – Palazzo delle Esposizioni, realizzata in collaborazione con l’Archivio Cesare Tacchi.

Una mostra monografica, un esercizio di attenzione, di studio e di valorizzazione, che ripercorre, attraverso le vicende di un artista, le tensioni intellettuali di oltre mezzo secolo.

Al centro del racconto le opere di Cesare Tacchi (1940-2014), al quale la città di Roma rende omaggio a poco più di tre anni dalla sua scomparsa.

Ritratto dalla critica nel 1959 come “un giovane solitario silenzioso e castigato”,Tacchinon mutòcon gli anni il suo temperamento. Fu proprio questo, forse,chegli permise di stanare le contraddizioni di alcuni aspetti cruciali della cultura visiva contemporanea e di intraprendere, senza proclami,nuove e imbattute strade.

Più di 100 operetracciano un percorso ordinato cronologicamente nelle grandi sale del Palazzo delle Esposizioni intorno alla Rotonda. Dopo alcuni rari e poco conosciutilavori degli esordi, è presentata la serie degli smalti su tela nei quali la “realtà della immagine”,cui erano puntati gli occhi di una generazione, è resa attraversouna serie di particolari o per rapide visioni che ignorano la distinzione tra interno ed esterno: dettagli di macchine da corsa o di vetture del servizio pubblico, figure e monumenti di Roma.

La mostra prosegue con i dipinti estroflessi e imbottiti, le cosiddette “tappezzerie”. Poltrona gialla e Poltrona rossa del 1964 aprono la serie e permettono di individuare il fil rouge che lega molte di queste opere nelle quali Tacchi ha trasposto la sua originale visione – felice e disillusa allo stesso tempo – di un’umanitàfatta di conoscenze amicali, di coppie felici, seduta in poltrona, sdraiata sui letti o sui prati: giovani che si distraggono, si predispongono al dono, sperimentano la possibilità di una perdita improduttiva capace di elargire uno stato di grazia e nobiltà. Accanto a queste tappezzerie,sono esposte quelle nelle quali l’artista ha elaborato le icone della storia dell’arte accostandole a immagini del presente come accade neLa primavera allegra della Collezione Maramotti di Reggio Emilia, tra i suoi lavori più impegnativi e noti.

In apparente continuità con le “tappezzerie” sono presentate le sculture in vilpellerealizzate intorno al 1967. In realtà uno spirito del tutto diverso emana da questi lavori che l’artista definisce oggetto-quadri i quali però negano ogni funzione d’uso. Oltre a una serie di elementi di arredo impossibili–poltrone inutili, porte e sedie incongrue – è esposta la grande Cornice,proveniente da La Galleria Nazionale,che non incornicia alcun quadro, ma nella qualela negazione del tradizionale impiego permette di inaugurare una nuova e partecipata relazione con i destinatari dell’opera.

Il noto ed estremo gesto della Cancellazione d’artista compiuto da Tacchi in occasione della celeberrima rassegna “Teatro delle mostre” alla Galleria La Tartaruga di Roma nel maggio del 1968, è riproposto attraverso un “reperto” proveniente dalla collezione delle eredi del gallerista Plinio De Martiis, che permette ai visitatori del Palazzo delle Esposizioni di compiere un’esperienza che si avvicina a quella vissuta dai visitatori de La Tartaruga nel momento finale dell’azione.

A seguire è presentata una selezione significativa di opere di stampo “concettuale” realizzate nei primi anni Settanta, nelle quali la possibilità comunicativa del linguaggio viene messa duramente alla prova con sconfinamenti in una dimensione che si può definire “afasica”.

La sala successiva testimonia una nuova fase esi apre con due lavori del 1972 dal carattere epifanico: quello fotografico realizzato da Elisabetta Catalano nel quale si vede Cesare Tacchi proporre l’azione inversa alla Cancellazione, e il video registrato in occasione di una azione agli Incontri Internazionali d’Arte di Roma durante la quale l’artista compì una sorta di rito di consacrazione baciando il pavimento dello spazio espositivo. Dei successivi prolifici anni, la mostra propone le sperimentazioni più significative, attraverso le quali Tacchi riallacciò progressivamente il dialogo con gli strumenti dell’arte, con ilproprio corpo e con l’altro da sé, verificando nuove e inedite dinamichecui non saranno estranee le pratiche della psicoanalisi e la prassi della didattica.

L’ultima sala della mostra è dedicata ai grandi dipinti realizzati a partire dagli anni Ottanta, espressioni felici di un nuovo linguaggio e di un artista che da misterioso testimone dei segreti della pittura e dasolitario Uccel di bosco(1982) si trasforma, rinnovandosi, in Spirito dell’arte(trittico del 1990).In queste opere i visitatori potranno rintracciare i segnali significativi del suo procedere. Un procedere che, alla luce di questa prima esaustiva raccolta di opere, sembra essere segnato principalmente (ma non solamente) dalla ricerca del piacere, da una vibrante percezione dell’altro e da una graffiante dialettica, condotta, talvolta, con lo strumento tagliante dell’ironia.

 

La mostra è accompagnata da un catalogo a cura di Daniela Lancioni e Ilaria Bernardi che include i saggi  delle curatrici, le tavole e le schede delle opere esposte, un’antologia di testi critici dedicati all’artista, una selezione dei suoi scritti (molti dei quali inediti), un’estesa cronologia e una sezione di apparati espositivo-bibliografici.

 


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