Photo Courtesy of cartadiroma.org

Far sì che ogni parola sia l’esatta coincidenza di ogni suo possibile significato. Raggiungere la sostanziale verità del significato della parola. Un principio e dovere fondamentale di ogni giornalista e di ogni informazione. Tra l’altro, proprio il fenomeno migratorio, conseguenza dello sfruttamento incondiziato dei territori più ricchi e più deboli ad opera dei territori più poveri e più ricchi, ha dietro di sè lo stesso sistema economico dominante al quale l’informazione è accademicamente complementare. Credo, che proprio l’orrore causato, specie in questi ultimi e lunghi anni, stia forse facendo oggettivamente pensare a chi di dovere, che risolvere i problemi all’origine sia molto più utile alla ripresa economica mondiale collettiva che far migrare senza meta e senza fine i problemi da loro stessi creati.

Se la penna ferisce più di 1000 pugnali, bisognerebbe aggiungere, che la parola non vera ben detta condiziona più di mille verità non ascoltate. La parola ha un suo silenzio e una sua pubblicità latente capace di condiziare masse e calpestare dove mal posta,  dignità e diritti.

Il termine clandestino, in questi ultimi anni, grazie anche al lavoro dell’Associazione Carta di Roma, è meno utilizzato nelle cronache dell’informazione, scegliendo come giusto, il termine corretto di migrante non regolare. Di seguito riportiamo l’Appello rivolto alle pricipali autorità del Parlamento Italiano dalla Carta di Roma, focalizzato sull’intesa Italia-Libia.

E’ di queste ore la notizia del  probabile svolgimento delle elezioni politiche e presidenziali in Libia nel 2018. Un processo di pacificazione ancora lungo  e incerto, dove l’esatta coincidenza di ogni possibile significato della parola sarà fondamentale.(m.g.)

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COMUNICATO STAMPA – Associazione Carta di Roma.

Intesa Italia-Libia. Appello per un uso accurato della terminologia

Di seguito il testo inviato al Presidente del Consiglio dei ministri, al Presidente del Senato e alla Presidente della Camera, per la rimozione del termine “clandestino” dal Memorandum d’intesa Italia-Libia

Al presidente del Consiglio dei ministri

Alla presidente della Camera

Al presidente del Senato

Nel “Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere” sottoscritto dall’Italia e dal Governo di riconciliazione libico compare più volte – come sinonimo di migrante non regolare – il termine “clandestino”.

Qui intendiamo sorvolare sui molti punti di quell’intesa che ci lasciano perplessi, per concentrarci in primo luogo sul suo linguaggio. Se, come ci auguriamo, il ricorso al termine “clandestino” è il frutto di una distrazione, è una distrazione grave. Sono passati poco più di due anni da quando, su richiesta della commissione per la tutela dei Diritti umani del Senato, il termine “clandestino” è stato cancellato da molti degli atti ufficiali prodotti dalle autorità italiane e anche dal sito del Ministero dell’Interno dove, fino al dicembre del 2014, continuava a comparire.

Il termine “clandestino” è, in primo luogo, giuridicamente infondato quando viene utilizzato per indicare – anche prima che abbiano potuto presentare domanda d’asilo e che la domanda sia stata valutata dalle apposite commissioni territoriali – i migranti che tentano di raggiungere, o raggiungono, il territorio dell’Unione Europea.

Si tratta, inoltre, di un termine che contiene un giudizio negativo aprioristico – suggerendo l’idea che il migrante agisca al buio, nascondendosi alla luce del sole, come un malfattore – ed è contraddetto dalla realtà dei fatti. Gli immigrati, anche quelli non regolari, non si nascondono al sole. Al contrario, spesso lavorano sotto il sole, dall’alba al tramonto, nei campi e nei cantieri.

L’Associazione Carta di Roma – dal 2011 impegnata nel tentativo di far rispettare il codice deontologico che i giornalisti italiani si sono dati in relazione ai servizi dedicati a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti – illustra costantemente questo concetto elementare in tutte le sue attività di formazione. Con un certo successo, considerato che – come rilevato anche nell’ultimo rapporto su immigrazione e media – l’uso improprio della parola clandestino va diminuendo. E sempre più spesso l’utilizzo di questo termine non è frutto di distrazione o di disinformazione, ma della volontà di affermare un’idea aprioristicamente negativa, e xenofoba, dell’immigrazione.

Il ricorso reiterato del termine, proprio in ragione dell’uso diffusosi nella recente storia italiana, finisce inequivocabilmente col suggerire un’immagine dell’immigrato come nemico. Un’insidia per la nostra società, per l’incolumità dei cittadini e per la sicurezza dei loro beni. Di conseguenza, nel testo dell’intesa tra il governo italiano e il governo libico si accredita – al di là delle intenzioni di quanti l’hanno redatto e sottoscritto – l’idea che gli immigrati non siano persone titolari di diritti, bensì una minaccia sociale da combattere. La parola “clandestino” è uno dei lemmi dell’hate speech, il discorso d’odio.

L’articolo 7 del Memorandum dell’intesa tra Italia e Libia prevede che il testo dell’accordo possa essere “modificato a richiesta di una delle Parti, con uno scambio di note, durante il periodo della sua validità”. Si tratta di una procedura semplice, che può e deve essere immediatamente attivata. Quella parola va cancellata subito.

Ermanno Olmi

Luigi Manconi

Nicola Lagioia

Alessandro Bergonzoni

Giovanni Maria Bellu

Beppe Giulietti

COMUNICATO STAMPA – Associazione Carta di Roma

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DIG Awards e Premio Carta di Roma. Iscrizioni aperte fino al 21 febbraio

C’è tempo fino al 21 febbraio per iscriversi ai DIG Awardspremi internazionali dedicati al giornalismo d’inchiesta video che saranno assegnati a Riccione durante il prossimo DIG Festival, in programma dal 23 al 25 giugno 2017.

Tra le novità di quest’anno il Premio Carta di Roma – Carta di Roma Award, menzione che sarà conferita alla video-inchiesta in concorso che meglio saprà raccontare una storia di migrazioni e/o minoranze, da un’angolazione originale, applicando le indicazioni della Carta di Roma, protocollo deontologico relativo a migranti, richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tratta.

Agli autori del lavoro selezionato, come ulteriore stimolo, andrà la cifra di mille euro.

La menzione sarà assegnata, tra i lavori italiani proposti ai DIG Awards, da tre giurati: Giovanni Maria Bellu (giornalista e presidente dell’Associazione Carta di Roma, autore de “I fantasmi di Portopalo”), Pietro Suber (giornalista e vice-presidente di Carta di Roma, Tg5) e Davide Fonda (giornalista indipendente e produttore presso Dersu srl, membro del board di DIG).

“Svolgiamo ogni giorno attività di monitoraggio per rilevare e segnalare le cattive pratiche, ma allo stesso tempo è indispensabile incentivare le buone prassi – commenta Giovanni Maria Bellu, presidente dell’Associazione Carta di Roma – Questa menzione vuole essere un passo in questa direzione e valorizzare il lavoro di chi già oggi sperimenta una narrativa capace di fornire ai cittadini gli strumenti necessari a comprendere, almeno in parte, un fenomeno tanto complesso”.

Promuovere una rappresentazione dell’immigrazione accurata, bilanciata e in grado di andare oltre la narrativa emergenziale è, infatti, l’obiettivo del Premio Carta di Roma – Carta di Roma Award.

“Per comprendere davvero il fenomeno delle migrazioni, liberandosi da pregiudizi pericolosi, il giornalismo d’inchiesta è fondamentale” afferma Sara Paci di DIG, l’associazione che organizza i DIG Awards. “La nuova menzione è un incoraggiamento ad affrontare un tema così centrale nel nostro tempo senza fermarsi a banali verità di superficie, ma con quell’amore per l’approfondimento che è un tratto distintivo del miglior giornalismo d’inchiesta”.

Per informazioni sulle categorie in concorso e sulle modalità di partecipazione clicca qui.